Depressione: una buona alimentazione riduce il rischio del 33%

La dieta influisce sulla salute del nostro cervello. Secondo uno studio condotto da ricercatori francesi, il cibo spazzatura aumenta il rischio di depressione, mentre la dieta mediterranea lo riduce.

Bene sul suo piatto, meglio nella sua testa! Ecco le conclusioni di una ricerca condotta da ricercatori di Inserm e dell'Università di Montpellier. I risultati, pubblicati sulla rivista Psichiatria Molecolare, dimostrano che una dieta sana riduce il rischio di soffrire di depressione.

I benefici della dieta mediterranea

Gli scienziati hanno raccolto dati da 36.556 adulti sulla loro dieta e sull'insorgenza di disturbi depressivi. Hanno studiato quali abitudini alimentari favorivano una migliore salute mentale. La dieta mediterranea è il miglior alleato contro la depressione, riduce del 33% il rischio di essere colpiti. Si basa sul consumo di grandi quantità di frutta e verdura, olio d'oliva, cereali e pesce azzurro. Al contrario, consiste nel mangiare poca carne rossa e nel bere poco alcol.

Evitare l'infiammazione cronica

L'impatto della nostra dieta sul rischio di depressione si basa sul livello di infiammazione. Le diete che promuovono l'infiammazione cronica, cioè tutti gli alimenti ad alto contenuto di grassi saturi, zucchero e così via, sono associate a maggiori rischi di depressione. Per proteggere la propria salute mentale, si dovrebbero evitare cibi trasformati o troppo ricchi di zucchero o acidi grassi saturi.

Il ruolo del microbiota intestinale

Questi primi risultati devono ora essere confermati da studi clinici, ma questo non è il primo studio a concentrarsi sui collegamenti tra dieta e depressione. Altre ricerche suggeriscono che questi collegamenti si basano sul microbiota intestinale. Ciò che ingeriamo può alterare il microbiota e il suo funzionamento, ma è esso stesso collegato al cervello. Disturbi depressivi possono verificarsi a seconda dello stato del microbiota. In Francia, la depressione colpisce una persona su cinque nel mondo, oltre 300 milioni di persone ne sono colpite.

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